#2 Fuga ad Hveragerdi, Islanda – seconda parte
- domandeprofonde
- 28 apr 2019
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29 settembre 2017 Quando torno a casa mi siedo al mio pianoforte elettrico e studio il ritmo. E’ una pratica poco interessante, per molti, completamente inutile. Quando finalmente ho levato via l’utilità, e la coerenza dalle mie scarpe che ne hanno subito tutto il giorno, mi siedo al mio pianoforte elettrico da solo e prendo dei vecchi spartiti, semplificati, di pezzi classici. Non c’è niente di moderno, lo dico subito, per chi lo cercasse. C’ho che voglio fare è costruire qualcosa. Ieri sera, per esempio ho costruito un dialogo con una persona che non conoscevo, Martina, e ne siamo rimasti entrambi felici. Ho dovuto incontrare molte persone, per lavoro, durante la giornata. Ma la sera, mi sono seduto al mio pianoforte elettrico – neanche fosse un vero pianoforte, direte – e ho capito cosa cercava Martina. Questi spartiti, come vi ho detto, sono semplificati. Non ho un pubblico, a meno che qualcuno senta negli appartamenti attigui al mio. (Vivo da solo, da molti anni dopo essermi separato da mia moglie, e con felicità non mi sono infilato in nessuno dei dopo-lavoro, dopo-studio, dopo-vita che le situazioni mi hanno più volte proposto). Dicevo, che, al mio ritorno, uso questi spartiti e più li suono più sento che accompagnano le mie giornate, le mie scelte di vita, i miei amori, la mia ispirazione. Li suono dapprima così come sono, con semplificazioni e errori. Quello che ho fatto nell’infanzia, in cui le cose seguono un’armonia, ma sono per lo più decise o influenzate da altri. Tutti i colleghi che ho incontrato oggi, con mio dispiacere, erano quasi interamente in questa zona, in cui siamo influenzati da mille cose esterne (televisione, immagini, indignazione, grammar nazi, cultura, tendenze eccetera eccetera) e da nulla di nostro. Dopo averli suonati così come sono, gli spartiti, di solito, inizio a crearci attorno un’armonia, un’accompagnamento sulla base dell’armonia che sembra avere il brano, poi continuo senza pensare ed arrivo molto più in là. La mia vita ha tratto giovamento di questo. Alcuni la chiamerebbero meditazione. Forse è vero: ci sono molti modi, credo, di vivere.
15 agosto 2018 Amico mio, ti scrivo dall’Islanda. Non avrei mai immaginato di essere qui, con questo silenzio attorno che riempie l’anima. Non c’è distinzione tra me e un albero. Alloggio con altre dieci persone nel dormitorio. Sono tutte brave persone, e con alcune di loro ho un rapporto speciale. Il passo più grande, la dissoluzione della grande illusione – potrei dire- è stato capire che l’Islanda è dappertutto. Non è il mio essere qui, come un mese fa ero in Germania, e un anno fa in Italia. Ora non respiro solo al mattino, o quando mi succede una bella cosa, ma in ogni momento lo faccio. E scrivo sul taccuino ogni volta che voglio, non solo in occasioni speciali, come se la morale mi obbligasse ad essere triste; sono felice, ho capito qualcosa in più. Ho un compagno di viaggio con me. Si chiama Simone ed è un bravissimo ragazzo. Ho un cane pastore simpatico. E ho portato un po’ d’aglio con me contro i vampiri interiori. Non voglio tornare indietro. Non sono abbastanza forte. Credo che, in Italia, il contesto in cui viviamo permette di vivere male, o di sopravvivere bene. Ma io voglio altro. Non tornerò più?
12 luglio 2018 Oggi è il giorno della presa della bastiglia, se non ricordo male. Sono appena atterrato a Rejikiavik, la gente sorride, il clima è freddo.
1 ottobre 2019 Ho sempre rifiutato il latte. Credo mi ricordasse lo scostamento da me di mia madre, il suo ‘presunto’ rifiuto. Non fu mai trovata la mia intolleranza al lattosio. Oggi sono di nuovo qui, depresso, a ripensare a queste cose. Nei periodi più tristi della mia vita, non potendomi fare una Chobar con latte, mi ‘cucinavo’ una sbrodaglia fatta di uovo ‘Chobar’, e acqua. Era più passabile quando l’uovo non si cuoceva raggrumandosi, in quel caso usciva fuori una specie di brodo con canederli. Così anche oggi, ho perso il treno per la città dei miei genitori, e devo rifugiarmi in un bar. Impossibile però ordinare questa ‘pozione’ al bar; il cameriere mi guarda incredulo e non si sforza nemmeno di capire come fosse composta. Insomma, mi tocca riderci, perchè per ora possibilità di arrivare alla città dei miei non c’è e soldi per tornare in Islanda neppure. So che devo procurarmi dei soldi per ripartire. Trovarmi un lavoro.
Se siete arrivati fino qui forse vi possono interessare alcuni video di ambito musicale nel mio canale. Un brano degli XX sempre realizzato con lo stesso software: https://www.youtube.com/watch?v=faqvie0B5AQ Una cover di Dark Neccessities dei Red Hot Chili Peppers con il piano korg e il software reason lite10: https://www.youtube.com/watch?v=0TJi5LE_ikU&t=181s


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