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Calcutta, il celebre cantautore, che ‘scendeva a Cisterna’

  • domandeprofonde
  • 1 gen 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

”C’è papa Francesco e il Frosinone in serie A” (Frosinone, album Mainstream, 2015, scritta e cantata da Calcutta, al secolo Edoardo d’Erme).

E non ci credi che questo treno questa storia possa finire qui fermarsi qui quanto sei bella ma mi dispiace scendo a Cisterna. Non volevo i baci tuoi, davvero no (Isabella, album Forse…, 2012).

Nella scena d’inizio del filmdi Quentin Tarantino i , ovvero le iene (i banditi del film) sono al tavolo di un bar e aspettano di pagare il conto, parlano tra loro e si interrogano di ‘cosa parla’  di Madonna, e ognuno ha la sua opinione: parla di una donna insicura, parla di una prostituta, di una donna che non prova orgasmi, parla di ”uno con una fava così”. [Se non conoscete la scena vi rimando al link youtube]

Ecco, la musica, secondo me, è costruita così. Contiene una polisemia di significati per ogni ascoltatore. Insomma, non un significato identico per tutti gli ascoltatori. In altre parole si può scrivere e imparare a memoria un testo, ma il mix di voce parole e musica, nei grandi cantanti, rivela un significato oltre le parole, legato al momento stesso in cui il cantante ha composto la canzone, alla sua visione della vita, alla sua biografia, non riducibili ad una interpretazione.

E’ proprio il caso di Calcutta (Edoardo d’Erme), il cantante indie di Latina, che nel 2015 inizia i primi concerti, a cui ho assistito, in occasione del suo album dal titolo sintomatico . Non fu il primo in realtà, se si considerano i suoi lunghi pellegrinaggi sotterranei nei quali già aveva composto, cantato e realizzato album come il bellissimo  e il malregistrato (o diciamo così, il low-fi) Calcutta, attualmente, è il classico esempio di canzoni – come quella  – in cui si possono leggere una gran quantità di significati ed esperienze diverse in ogni canzone, a seconda dell’ascoltatore.

Per me, fin dal 2015, è stata simpatia, da quando andai a un suo concerto, a Livorno. Prima non sapevo chi fosse.

Oggi, dopo di lui, sono molti i cantanti definiti indie, altrettanto polisemici e simbolici, nati sul web, e a volte rimasti sul web. Calcutta stesso nasce proprio sul web (su youtube) mentre caricava canzoni low-fi, o qualcuno registrava le sue performance nei locali nei dintorni di Roma (sopratutto il locale Dal verme, oggi definitivamente chiuso, a Pigneto), ma dal web esce abbondantemente, ed esce anche dal genere indie italiano, che lui stesso ha contribuito a fondare. Sconfina sicuramente nel pop, nel mainstream appunto (come da titolo del disco).

Definire poi cosa sia l’indie italiano è altrettanto difficile e inutile, ma sicuramente esiste una semantica indie, dei simboli e strereotipi riconoscibili nella musica, nei vestiti, ecc, presenti in misura diversa.

Calcutta, come ho detto, è senz’altro indie (quest’anno si riconferma con un bellissimo album ), ma raccogliendo anche stimoli da altri stili italiani cantautoriali (lui stesso ammette: Lucio Dalla, Battisti, Pino Daniele) e brasiliani (Caetano Veloso) e non è l’unico ad allontanarsi dallo stereotipo indie (in cui, ovvio, nessuno si identifica completamente) anche i Thegiornalisti, solo per citarne uno, e molti altri cantautori italiani tendenti all’indie oggi attivi e ben orgogliosi di essere diversi dall’altro mondo in voga: il mondo trap. Sicuramente avrete tempo per leggere ancora di questi temi sul mio blog, e sperando da parte mia, di poter riparlare di Calcutta quando uscirà (chissà in che anno) un suo nuovo album, a presto!

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