E’ venuto il momento di mostrarvi le mie poesie da adolescente.
- domandeprofonde
- 7 set 2022
- Tempo di lettura: 2 min
Premessa alle poesie Ogni uomo è una promessa, è un’indecenza spesso autosoffocata. Forse oggi vivere è considerato indecente. Scrivevo al tempo bellissime poesie che ora non saprei scrivere sommerso come sono dall’alcol, dai rimorsi, dalle false percezioni. La poesia va tenuta nascosta. Ma attraverso questi scritti non dò una memoria universale per chicchessia, semplicemente dimostro a me stesso, come il me stesso bambino aveva scritto e previsto, che sarei diventato un idiota come tutti gli altri, e il me bambino lo diceva: stai attento, lo diceva nelle sue poesie, dimostrando per il postero se stesso la sua innocenza e buona fede. Se non ho trovato altro sostegno dentro di me al diventare brutto come gli altri è stata la mia esile fede, la poca robustezza dei sentimenti, la paura, che hanno sotterrato tutto, non l’iniziale mancanza di purezza, ero nato per fare poesia e non quello che faccio ora, ora lui me lo dice. Con questi versi mi sono autopartorito. Risalgono a tanti anni fa, ma già successive ai primi versi.
MISTERO ABITUALE
Non ti spegnere fiammella
avrò il tempo di ravvivarti.
Non diventare simile ai mozziconi spenti e freddi,
tutto intorno.
Non lo diventerai, vero?
Questi mozziconi, non li imitare, ti prego: grigi -regolari, diventano insensibili, guarda ai rossi crepacci e le voragini celesti che di tanto in tanto scorgi al di là del corpo,
o nel profondo di esso.
Sdraiati pure comodo
su un mistero abituale.
Solo poche volte butta
due tre passi pesanti
su una patina levigata, poi spezza,
e torna a osservare
con gli occhi cangianti
del cucciolo di colibrì.
LA STRADA
La strada non è
un comodo reparto
viaggiatori.
Piccola piattaforma,
scoperta.
Notte di temporale.
Risveglio in galleria.
Guizza una biscia!
“Sguscia!”.
Ma io non so dove posso sgusciare.
COME FARE UNA POESIA
Prendi l’oggetto.
Metti la musica.
Togli la muffa.
Metti l’inchiostro nuovo.
Fa’ una faccia buffa.
Stira tutto col vapore.
Poi a cento gradi.
Mettici il sudore.
QUEL MOMENTO
Tensione prima dello scatto.
Inerzia prima d’un ritornello.
Attesa prima del terrore.
In fondo si nutre la vita
di poco – di poco amore.
NATO
Fu quando caddi….
…..spirale….
….spirale di colori….
….me ne accorsi….
…del passato….
….dei turni trascorsi….
….ora che capivo il gioco….
….ero nato?
BOTTIGLIA ALLA STAZIONE
Volatile bottiglia,
amore intravisto,
bolicine svanite,
ricordi infelici,
piacere consumato,
bottiglia abbandonata,
amore intravisto
e ora abbandonato lì
sulla strada.
DIVINITA’ DISTURBATA
Rischiasti molto davvero
di mostrare ai mortali
come non vanno insieme
il luogo e il tempo.
E dove la spingevi assorta,
perché l’hai mossa?
Mentre io ero alla sua porta.
RICOMPOSIZIONE
Ero – prima (e ora chissà) – solo
sul suolo della mia terra – senile.
La tristezza rinchiusa nel suono
s’accarezza.
In me qualcosa
sull’altro fianco,
dopo lungo sonno,
si rigira.
COMMUNITY
Siamo ormai solo pensieri palpitanti
muscoli senza senno
davanti a bianchi schermi.
Ognuno il suo cuore,
ognuno il suo schermo.
Ognuno in un minuscolo nome
riassume il suo mondo.
E ognuno dal suo panorama
incompreso
parla.
E qualcuno dal fondale risponde.
LA POESIA CURA?
La tristezza rinchiusa nel suono s’accarezza.
La gioia nel suono riecheggia.
Autore di tutte queste poesie: Gabriele Brusacà (il mio nome)
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