Esperimento Facebook FINITO MALE – il realismo, la credibilità del raccontare
- domandeprofonde
- 24 apr 2019
- Tempo di lettura: 3 min
Leggo ‘Sono sceso per primo ed altri racconti credibili’ di Giulio Mozzi. Trovo alcuni racconti kafkiani e sottopongo un primo racconto alla lettura di un gruppo Facebook: ‘Leggo letteratura contemporanea’; tra i più in auge su Facebook che si occupano di letteratura, ha più di ottantamila iscritti.
Ecco i link dove trovate l’esperimento su Facebook: Primo racconto del treno di Giulio Mozzi: https://m.facebook.com/groups/879387315410851?view=permalink&id=2710473362302228&comment_id=2710550258961205¬if_t=group_comment¬if_id=1556109669897058&ref=m_notif
Secondo racconto del bar (quello citato nel mio video https://www.youtube.com/watch?v=RjdKGTZIU-4&feature=youtu.be): https://m.facebook.com/groups/879387315410851?view=permalink&id=2709074412442123&anchor_composer=false&ref=m_notif¬if_t=feedback_reaction_generic
Insomma il racconto di Mozzi è piaciuto. Ma soprattutto molti hanno pensato fosse un fatto reale e accaduto a me. Ecco cosa intendo quando dico agli scrittori esordienti che cos’è un racconto credibile! Per essere credibile un racconto deve riflettere sì un avvenimento reale, ma non deve essere quell’avvenimento. Questo è il motivo per cui moltissimi hanno capito entrambi i racconti di Giulio Mozzi che ho pubblicato e hanno riconosciuto in quei racconti eventi reali simili ai propri. Come è possibile? Perché il mio non era un evento reale, ma un racconto modellato sul racconto reale. C’è sempre una parte di fiction, ed è proprio quella che rende la narrazione collettiva e riconoscibile da molti altri. Qui sta l’abilità di Giulio Mozzi (l’autore di quei racconti) nella sua raccolta: ‘Sono sceso per primo ed altri racconti credibili’. E pensare che molti su Facebook hanno creduto fosse un fatto scritto e accaduto a me ed hanno risposto che i biglietti si fanno in biglietteria, ecc, questo è il realismo e la capacità della letteratura di comunicare!
Ecco il racconto di Mozzi: Pordenone, domenica 25 settembre, primo pomeriggio. Entro in uno dei bar del corso. Vado alla cassa. «Buongiorno», dice la cassiera. «Buongiorno», dico. Estraggo dal portafoglio un biglietto. «Questa mattina verso mezzogiorno», dico, «abbiamo prese delle consumazioni qui fuori, ai tavolini. Quando mi sono alzato per venire a pagare, mi sono accorto che era l’una, e avevate già chiuso». «Quindi?», dice la cassiera. «Quindi non abbiamo potuto pagare», dico. «Non avete pagato?» dice la cassiera.«Appunto», dico. «E sono venuto a pagare adesso.» Le porgo il biglietto delle consumazioni.«Un momento», dice la cassiera. Si allontana. Torna subito dopo con un signore grossissimo in camicia candida e cravatta nera. «Qual è il problema?», dice il signore grossissimo. «Il signore stamattina è andato via senza pagare», dice la cassiera.«No», dico.«No?», dice il signore grossissimo.«Sì», dice la cassiera.«No», dico. «Eravamo seduti qui fuori. Era mezzogiorno circa. Abbiamo ordinato dei caffè, delle paste, dei succhi di frutta. Quando mi sono alzato per venir qui a pagare, mi sono accorto che nel frattempo avevate chiuso».«E quindi», dice il signore grossissimo, «non avete pagato».«Non abbiamo pagato», dico, «ma non per nostra intenzione. Tant’è che sono qui adesso».«Stamattina non ha pagato», dice la cassiera, «e adesso ha pure il coraggio di ripresentarsi.».«Ma cosa dice!», dico. «Sono qui appunto per pagare». «E spero bene, che paghi!» dice la cassiera.«Avrei potuto anche fregarmene», dico.«Vede, che ci ha pensato?», dice la cassiera.«Ma neanche per sogno», dico.«Sono qui o no?», aggiungo sventolando il biglietto.«I fatti sono fatti», dice la cassiera. «E i fatti sono che lei non ha pagato».«Non ho capito», dice il signore grossissimo.«Che cosa non ha capito?», diciamo la cassiera e io, in coro «Lei è disponibile a pagare?», dice il signore grossissimo.«Sì dico. «Sono tornato qui apposta».«Praticamente è come uno che si costituisce», dice la cassiera. «Magari vuole anche i complimenti per la buona azione».«No», dico, «voglio solo pagare».«Ma, adesso, ha pagato o no?», dice il signore grossissimo. «Mi sono presentato qui alla cassa per pagare», dico, «e la signora si è alzata ed è andata a chiamare lei».«E spero bene», dice la cassiera. «Quando uno non paga, chiamo il titolare».«Ho capito», dice il signore grossissimo. Si rivolge alla cassiera: «Faccia il pagamento». La cassiera si siede al suo posto, prende il biglietto, fa il conto. Undici euro e cinquanta. Pago. «Bene», dice il signore grossissimo.Si rivolge alla cassiera: «Il signore ha dunque pagato?» «Sì», dice la cassiera. «Bene», dice il signore grossissimo guardandola negli occhi. «E allora non rompa più il cazzo». Si volta e se ne va. Ho un attimo di esitazione. «Guardi che diceva a lei», dice la cassiera. «Veda di circolare».
Il primo racconto invece lo trovate qua sul mio sito nel mio precedente articolo dove ne avevo parlato.

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