George Gershwin – scrittura automatica
- domandeprofonde
- 28 apr 2019
- Tempo di lettura: 2 min
Tutto vero a seconda di come lo vedi
Gershwin: il fumo dalla mongolfiera
Uno spiffero giocava coi colori della mongolfiera. Eolo, dio del fumo, del vento, e dello spirito. La venuta degli dei. Il nostro protagonista fumava sigaro sulla mongolfiera. Per raggiungere il petrolio, dall’altra parte del globo, il nostro mongolfierava liberamente. Il vento spruzza come una piccola storia della musica sulla sua faccia solitaria. Un genio presocratico? Un pazzo sopra un razzo? No, era il suo lavoro a destargli interesse a lui stesso. C’era solo lui. Fumava sigari come parole nicciane e teneva tra le mani un nuovo libro viola profumato. Un altro mondo gli veniva in contro: quello che l’aria, trasparente, nasconde. Una fotografia nascosta sotto le suole, nascosta in caso di attacco: un genio. Ma come si legge un libro? Open. Cosa rappresentava quella fotografia nascosta? Gli sarebbe servito un atlante delle emozioni umane per capirsi. Partiva per questo alla ricerca montaliana di idee per scrivere, confrontandosi faccia a faccia, occhio a occhio, mongolfiera a mongolfiera quando ne incontrava delle altre. Un po’ come un Diogene dentro una botte, senza lume, scriveva poesia e cercava petrolio. Prima o poi l’amore arriva. Fammelo ammazzare, capitano; pensava quando incrociava un uccello o un’altra mongolfiera abitata: che fame di realtà, aimè, solo nella solitudine dell’anima, con quella sola fotografia, che voleva anche dimenticare. Io non ho un sogno, si diceva. E appuntava questo nel suo taccuino. Taccuino dello svagato, si diceva, ma non lo era. Aveva il diavolo in corpo, ma senza guida, ma ancora molta energia, pulita, petrolifera da cercare. La sua vita quotidiana era pressoché quella di un poeta. I notturni in mongolfiera freddi, biblici, ariosi.

Tutto vero a seconda di come lo vedi: una serie di profili di autori da me scritti in italiano.
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