Henry Miller un dostoevskyano?
- domandeprofonde
- 14 feb 2019
- Tempo di lettura: 2 min
Non si dovrebbe dire ‘la speranza è l’ultima a morire’, ma ‘l’erotismo è l’ultimo a morire’, quando tutto muore il personaggio dei libri (la trilogia Sexus, Nexus, Plexus) di Henry Miller cerca ogni genere di sesso. È una ricerca estrema quella di Mr Miller (questo è il poco celato nome del personaggio) lungo questi, tre libri (da cinquecento pagine ciascuno). Questa sua ricerca è intervallata dalla ‘morte’, o meglio da quel senso di morte, quella solitudine esistenziale che sa benissimo descrivere e su cui e da cui nascono molte riflessioni. Tirerei una bestemmia se dicessi che Henry Miller assomiglia a Dostoevsky? Sexus: un libro di filosofia scritto durante una scopata: un insieme di eventi gli uni sugli altri. I dialoghi filosofici sembrano nascere per caso, al momento di suspence, nella mente del protagonista, e si sviluppano come estemporanei, frettolosi, anche se per lunghe pagine. Insomma, pare un romanzo sempre in movimento tra una idea e l’altra o tra una donna e l’altra.

Anche lunghe discussioni su cosa sia l’arte e la scrittura non stonano con la trama, e arrivano a conclusioni dostoevskjane, pur in forma diversa. Nella parte terza sembra di intravedere antisemitismo (peraltro, credo, consapevole e dichiarato) nelle descrizioni funeste della famiglia ebraica (il romanzo è parzialmente autobiografico).
Sembra che più che delineare storia e personaggi (che pure ci sono) lo scopo dello scrittore siano le atmosfere costruite improvvisamente, ma che possono durare pagine e pagine (questa capacità non l’ho mai vista fare meglio che in Miller).
La storia presenta comunque molti personaggi e colpi di scena che si snodano con coerenza per più di 500 pagine (e si tratta di una trilogia con Plexus e Nexus), dimostrando, Miller, di saperci fare anche con l’orchestrazione della trama, oltre che, già coi temi filosofici, e le scopate.
I nomi dei personaggi a volte cambiano, come la stessa donna che per la prima parte si chiama Mara, poi Mona. Un romanzo sempre in movimento, con molti personaggi estemporanei che appaiono improvvisamente, dove pare che siano stati messi per esprimere un’idea dell’autore e per identificarsi nelle azioni che fanno, più che per la loro storia. Così anche il destino, in questo romanzo, può cambiare rapidamente, da magico a pessimo e da pessimo a magico.

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