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I Karamazov: linguistica e creazione dei personaggi tra Dracula, Dostoevsky e Castelvania: differenti letture di un libro ‘per tutti’

  • domandeprofonde
  • 16 ago 2019
  • Tempo di lettura: 3 min
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Secondo Herman Hesse “dobbiamo leggere Dostoevskij quando ci sentiamo a terra, quando abbiamo sofferto sino ai limiti del tollerabile” Nella mia esperienza personale Dostoesky arriva due volta, in momenti molto diversi e con un significato diverso. C’è da dire che prima di Dostoesky il mio interesse per un libro corrispondeva più o meno alla scrittura, il linguaggio, le capacità dello scrittore. Con Dostoevsky questo interesse secondo me conta poco perché l’eccellenza è nella struttrazione dei personaggi e nella storia. Sembra il contrario perché nella prefazione dei Fratelli Karamazov l’autore scrive che sarà un romanzo d’intrattenimento. È vero infatti, non è un romanzo virtuosistico o ‘linguistico’ come ad es. molti francesi. Questa ‘illuminazione’ mi è venuta mentre guardavo la serie Castelvania su Netflix, ed avendone apprezzato la scrittura dei personaggi, mi ha rimandato con la mente a quel poco che avevo letto di Dostoevsky in passato. La figura del padre soprattutto: problema filosofico, esistenziale e tema letterario che contraddistingue sia la serie Castelvania (nel quale il padre non è niente meno che il conte Dracula) sia I fratelli Karamazov: una figura sempre più assente e decadente. Ma Dostoevsky, più di chiunque probabilmente, è maestro nel cercare la verità dietro comportamenti strani o malvagi. Non si ferma cioè alla cattiveria del mondo, e neanche ci costruisce filosofie, ma da romanziere a tutti gli effetti (e non filosofo come dicono) porta alle estreme conseguenze le motivazioni dei suoi personaggi e ‘vede che succede’ E’ vero che in questo particolare modo d’indagine non è solo nel panorama russo. Io personalmente ho trovato echi dostoeskiani (non so se la cosa sia riconosciuta universalmente o meno) nel filosofo russo Pëtr Dem’janovič Uspenskij, con il suo ‘Frammenti di un insegnamento sconosciuto’.

Arriva un momento in cui si inizia a leggere o si riprende Dostoevsky. Per me è una ripresa, ma molto diversa da prima. Non pensavo che mi piacesse così tanto un libro (I fratelli Karamazov) tanto conosciuto, e che ‘per reverenza nei confronti del capolavoro’ non avevo mai affrontato. In realtà si tratta di un romanzo-mondo molto avvincente e un po’ ridondante che tratta le sorti della famiglia Karamazov (chi meglio dei tre fratelli più piccoli di una famiglia rappresentano le sorti di una famiglia e di una civiltà?). Tra parentesi una civiltà in decadenza (tra parentesi come la nostra). Prima il mio interesse per un libro corrispondeva più o meno alla scrittura, al linguaggio, alle capacità linguistiche dello scrittore. Fino ad oggi in un libro mi interessava sopratutto la scrittura in sé: ed è questo il motivo per cui non ero mai entrato in sintonia con Dostoevky; la scrittura come linguaggio infatti non è l’elemento in cui eccelle Dostoevsky. Dostoevsky eccelle nella scrittura dei personaggi, nel messaggio finale e nei tanti messaggi intermedi. Come lo sapevo prima di leggerlo? Quando mi è venuta l’illuminazione? Quando ho visto la serie Castelvania su Netflix, ed avendone apprezzato la scrittura dei personaggi, mi ha rimandato con la mente a quel poco che avevo letto in passato di Dostoevsky. La figura del padre soprattutto: problema filosofico, esistenziale e tema letterario che contraddistingue sia la serie Castelvania (nel quale il padre non è niente meno che il conte Dracula) sia I fratelli Karamazov. In seguito aggiornerò l’articolo parlando di questa figura nei Fratelli Karamazov e nella nostra cultura, una figura sempre più assente e decadente. Il riferimento a Castelvania (la serie tv) potrebbe sembrare azzardato se Dostoevsky non scrivesse proprio nella prefazione di cosa parlerà I fratelli Karamazov, e cioè pressapoco quello che supponevo: che sarà un romanzo meno linguistico e più d’intrattenimento : il fatto è che questo intrattenimento andrà sempre più nel profondo fino ad intrattenere e trattare dell’esistenza stessa.

Dostoevsky, più di chiunque probabilmente, è maestro nel cercare la verità dietro comportamenti strani o malvagi. Non si ferma cioè alla cattiveria del mondo, e neanche ci costruisce filosofie, ma da romanziere a tutti gli effetti (e non filosofo come dicono) porta alle estreme conseguenze le motivazioni dei suoi personaggi e ‘vede che succede’ (letteralmente, o meglio lo fa vedere a noi). E’ vero che in questo particolare modo d’indagine non è solo nel panorama russo. Io personalmente ho trovato echi dostoeskiani (non so se la cosa sia riconosciuta universalmente o meno) in un altro autore russo a me molto caro e molto utile: Pëtr Dem’janovič Uspenskij, filosofo, con l’importante ‘Frammenti di un insegnamento sconosciuto’.

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Sia di Dostoevsky che Uspenskij ne ho parlato in un video: https://www.youtube.com/watch?v=nUrQ-pZkjgw&feature=youtu.be

 
 
 

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