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Il mattino dei maghi di Pauwels e Bergier

  • domandeprofonde
  • 31 ott 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

"Noi non siamo né materialisti né spiritualisti: d’altronde queste distinzioni non hanno per noi alcun senso. Soltanto, noi cerchiamo la realtà senza lasciarci dominare dal riflesso condizionato dell’uomo moderno (ai nostri occhi ritardatario) il quale volta le spalle quando questa realtà riveste una forma fantastica. Noi ci siamo rifatti barbari, allo scopo di superare quel riflesso, esattamente come hanno dovuto fare i pittori per lacerare lo schermo di convenzioni teso tra i loro occhi e le cose. Proprio come loro noi abbiamo optato per metodi balbettanti, selvaggi, a volte infantili. Noi ci poniamo davanti agli elementi e ai metodi della conoscenza come Cézanne davanti alla mela, Van Gogh davanti al campo di grano. Ci rifiutiamo di escludere fatti, aspetti della realtà, col pretesto che non sono “convenienti”, che oltrepassano le frontiere fissate dalle teorie in uso. Gauguin non esclude un cavallo rosso, Manet una donna nuda fra i convitati del Déjeuner sur l’herbe, Max Ernst, Picabia, Dalí, le figure uscite dal sogno e il mondo vivente nel fondo della coscienza. Il nostro modo di fare e di vedere scatenerà rivolta, disprezzo, sarcasmo. Saremo rifiutati al Salon. Non si è ancora disposti ad accettare nel nostro campo ciò che hanno finito per accettare pittori, poeti, cineasti, scenografi, ecc. La scienza, la psicologia, la sociologia sono foreste di tabù. Non appena scacciata, l’idea del sacro ritorna al galoppo, sotto diversi travestimenti. Che diavolo! La scienza non è una vacca sacra: si può metterla sottosopra, sgombrare la strada.

(...)

La scienza non è la tecnica. Contrariamente a ciò che si può pensare, la tecnica, in molti casi, non segue la scienza, la precede. La tecnica fa. La scienza dimostra che è impossibile fare. Poi le barriere d’impossibilità crollano. Beninteso noi non pretendiamo dire che la scienza è vana. Si vedrà quale valore attribuiamo alla scienza e con quali occhi meravigliati la vediamo cambiare volto.

(...)

La nostra visione della conoscenza passata non è conforme allo schema “spiritualista”. La nostra visione del presente e del prossimo fu futuro introduce del magico lì dove non si vuole collocare che del razionale. Per noi non si tratta che di cercare corrispondenze illuminanti. Queste ci permettono di collocare la vicenda umana nella totalità dei tempi. Tutto ciò che può servire di ponte ci è utile.

L’uomo ha senza dubbio la possibilità di essere in rapporto con la totalità dell’universo. (...) D’altra parte, la ricerca fisico-matematica, al punto in cui l’ha lasciata Einstein, è un tentativo dell’intelligenza umana di scoprire la legge che regolerebbe l’insieme delle forze universali (gravitazione, elettromagnetismo, luce, energia nucleare). Un tentativo di visione unitaria, poiché tutto lo sforzo dello spirito è di porsi in un punto donde la continuità sarebbe visibile. E donde verrebbe il desiderio dello spirito se questo non presentisse che quel punto esiste, e che gli è possibile porsi in quel modo? “Tu non mi cercheresti se non mi avessi già trovato.” (...) Ciò che abbiamo cercato è il luogo donde si possa contemplare l’oceano intero, nella sua calma e possente continuità, nella sua armoniosa unità.

(...)

Ai suoi inizi l’invenzione è un’imitazione del fenomeno naturale. La macchina volante rassomiglia all’uccello, l’automa all’uomo.

Ora, è stato molte volte constatato che inventori che non si conoscevano e che lavoravano in luoghi lontanissimi l’uno dall’altro, hanno depositato lo stesso brevetto nello stesso momento. Questi fenomeni non potrebbero affatto spiegarsi con la vaga idea che “le invenzioni sono nell’aria”, o che “l’invenzione appare quando ce n’è bisogno”. Se c’è in quei casi percezione extrasensoriale, circolazione di intelligenze applicate alla stessa ricerca, il fatto meriterebbe uno studio statistico progredito. Questo studio ci renderebbe forse comprensibile quest’altro fatto: che le tecniche magiche si ritrovano, identiche, nella maggior parte delle civiltà antiche, attraverso montagne ed oceani... I libri antichi, se vengono letti, lo sono solo da rari eruditi di formazione puramente letteraria o storica, quindi il loro eventuale contenuto scientifico o tecnico sfugge all’attenzione.

Se si fosse realmente attratti dal futuro, lo si sarebbe anche dal passato, si andrebbe a cercare il proprio bene nei due sensi del tempo, con lo stesso interesse.

Non sappiamo niente o quasi niente del passato. Tesori dormono nelle biblioteche. Noi che pretendiamo di amare l’uomo preferiamo immaginare una storia della conoscenza discontinua e centinaia di migliaia di anni di ignoranza contro qualche lustro di sapere."


Il mattino dei maghi

saggio di Louis Pauwels e Jacques Bergier

 
 
 

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