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Non sarei mai stato creduto

  • domandeprofonde
  • 16 giu 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Non sarei mai stato creduto sulla presenza di una parte oscura del paesaggio. Della luna per esempio. Della mia infanzia. Come un ragno nella notte, ragazzo dai capelli corvini mi aggiravo prima che comparisse il sole con mio padre su un autobus diretto a nord, uscendo dal paesino di mare per la grande, già rumorosa a quell’ora, città. Mio padre non sbarbato era uscito con la faccia asciutta e mi portava a scuola, sembrava un grosso ragno ed io un ragnetto, e lui entrava nell’istituzione e io nell’istituto, erano anni ruvidi come una barba malfatta, anni di piombo, in cui, per converso e colmo del ridicolo, non mancava niente: la società dei consumi, in insistente sordina, era iniziata, per chi poteva permettersela, certo… i giovani genitori si appoggiavano così ai più anziani nonni e così la tanto temuta e rifuggita figura di una famiglia patriarcale si ricomponeva e resuscitava a blocchi schizofrenici.

Cosa ricordo della scuola? Lunghi corridoi, grandi stanze nell’oscurità, giocattoli, un riposino interminabile, la zuppa.

Nel riposino interminabile, anticipazione della bara, io mi masturbavo, come in un cimitero. La morte il più grande orgasmo, nel coito della rinascita. Non sapevo ancora cosa stavo facendo eppure ci davo dentro. Ma non sarei mai stato creduto sulla presenza dell’oscurità, piuttosto la vita mi avrebbe messo di fronte a scelte concrete, a impossibilità manifeste, a obblighi conclamati, a voti invocati, ma mai qualcuno che dicesse fermi tutti, ammettendo la presenza d’amore in quella oscurità originaria. Alcova?

Ero completo, nell’oscurità e poi pian piano alla luce del mattino, ma al sole della maturità il mio cuore era diviso e cercava qualcuno, cercava chi ero stato in qualcun altro che mi amasse. Schizofrenia d’una altro. Volevo essere amato più di tutto, o forse amare, non so. Ma da bambino a queste sciocchezze non pensavo, la mia completezza era scioccante, pur nella immaturità ero triste e completo, a volte, non scherzo, mi mettevano una cravattina rossa, ovvero ero consapevole della tristezza e dell’oscurità radicale e ineliminabile del Tutto, senza soluzione, come in effetti solo i cosiddetti saggi e i suicidi forse arrivano a comprendere.

 
 
 

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