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Per chi non ama la filologia

  • domandeprofonde
  • 3 lug 2019
  • Tempo di lettura: 1 min

Stamattina penso alla poesia. Ai sentimenti che esprime. A come i critici spesso l’hanno spiegato o voluto spiegare come pareva a loro. Molte volte probabilmente c’hanno preso. Benedetto Croce innalzava davanti a tutto il resto il sentimento (idealistico) per l’arte [il suo Breviario estetica, aestetica in nuce].

La poesia non è fatta per nessuno, non per altri e nemmeno per chi la scrive. Perché nasce? Non nasce affatto e dunque non è mai nata. Sta come una pietra o un granello di sabbia. Finirà come tutto il resto.

Queste invece sono parole di Montale.

Anche Carmelo Bene diceva che per capire un poeta ci vuole un altro poeta e per capire un artista ci vuole un altro artista.

Alla luce di questo pare che ‘ogni opera critica su un’opera di genio è un’opera di genio su un’opera letteraria’. Frase da me coniata per dire che alcune opere di critica diventano letteratura esse stesse. Alcune per bravura (vedi Asor Rosa, a cui ho dedicato un articolo), altre per presappochismo (vedi l’anglosassone Harold Bloom).

Scriverò di seguito quello che mi verrà in mente su questo argomento.

 
 
 

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