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Roberto Bolano: i detective selvaggi e i cani romantici: uno stesso gruppo

  • domandeprofonde
  • 8 lug 2019
  • Tempo di lettura: 2 min

Questa volta non è un poliziesco. Il libro recentemente curato da Ilide Carmigliani, di Roberto Bolano I detective selvaggi non ha nulla di poliziesco. Narra di un gruppo di ragazzi-poeti che si incontrano e si scontrano, alla ricerca del grande Ulixes Lima, di cui si danno notizie frammentate nel grande deserto del sonora (lungo capitolo-flashback che spezza il libro in due). I personaggi indimenticabili dei ragazzi e degli adulti visti dai ragazzi. Proprio a questa capacità di osservazione si riferisce il titolo del libro ‘detective’. Detective nell’osservazione, nello sguardo selvaggio che riescono ad avere sulle cose. Uno sguardo fresco, che li porta a collaborare e creare molti movimenti poetici e legami con uomini e sopratutto donne. Questo sguardo giovane, puro e folle è lo stesso che si trova anche in una poesia di Bolano, qua definito come ‘chimica pura’. E’ preso dalla raccolta ‘I cani romantici’, che sono le poesie scritte per i cani, quello stesso gruppo di amici biografici di Bolano che ispira con le sue avventure molti suoi romanzi come ‘I detective selvaggi’. (Non bisogna però pensare che Bolano sia uno scrittore giovanilistico, ma esiste un romanzo per quasi ogni tematica vi venga in mente scritto da Bolano. Ci sono anche molti romanzi noir che trattano veramente di detective, ma molto onirici e magmatici, come il postumo ‘2666’, oppure ‘Amuleto’ e ‘I dispiaceri del vero poliziotto’ che riprende le vite e i retroscena di alcuni personaggi già apparsi in ‘2666’, insomma un magma interno che riaffiora in alcune parti di romanzi diversi). Di seguito la poesia, tratta da ‘I cani romantici’

Dino Campana controlla l’autobiografianel manicomio di Castel Pulci

Ero buono per la chimica, per la chimica pura. Ma preferii fare il vagabondo. Vidi l’amore di mia madre nelle bufere del pianeta. Vidi occhi senza corpo, occhi sospesi orbitando sul mio letto. Dicevano che non stavo bene di testa. Presi treni e barche, percorsi la terra dei giusti di buon mattino e con la gente più umile: gitani e mercanti. Mi svegliavo presto o non dormivo. Nell’ora in cui la nebbia non era ancora svanita e i fantasmi a guardia del sonno comunicano inutilmente. Sentivo gli avvisi e gli allarmi ma non ho saputo decifrarli. Non erano diretti a me bensì a quelli che dormivano, però non ho saputo decifrarli. Parole inintelligibili, grugniti, gridi di dolore, lingue straniere sentivo ovunque andassi. Esercitai i mestieri più umili. Percorsi l’Argentina e tutta l’Europa nell’ora in cui tutti dormono e appaiono i fantasmi a guardia del sonno. Ma proteggevano il sonno degli altri e non ho saputo decifrare i loro urgenti messaggi. Frammenti, forse sì, e per questo visitai i manicomi e le prigioni. Frammenti, sillabe brucianti. Non credevo alla posterità, benché talvolta credessi alla Chimera. Ero buono per la chimica, per la chimica pura.

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la mia copia

Invece, riguardo il romanzo postumo ‘2666’: contiene personaggi indimenticabili come Amalfitano che ritroviamo co

 
 
 

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