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Utopia ---> Racconto sulla luce e il buio

  • domandeprofonde
  • 29 ago 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Con il pensiero è strano, a volte anche solo se cerchi la chiave la porta si apre. Col pensiero qualsiasi cosa si apre, in verità, anche senza chiave. E anche senza porta. Le pareti, già sottili, si dematerializzano in pulviscolo, nella luce. La luce è una sostanza immateriale, come il pensiero. Se non penso, continuo a esistere, con buona pace di Cartesio. E se non esisto più, i miei pensieri rimangono ancora, morti, nella linea tracciata, tra gli altri pensieri che sono stati pensati da altri, ci sono quelli che non sono più miei. Ma io posso smettere di esistere? Credo proprio di no. La luce è quella di una candela, che si fa flebile, ma non si spegne. E se si spegne è solo la mente a spegnerla, ma non è spenta davvero. Questo, se noi, io, tu, siamo la luce. Scoppia un temporale e l’elettricità dei fulmini spegne l’elettricità di casa. Ma la candela rimane intatta. Senza l’ossigeno, sotto una campana di vetro, la candela si spegne. Il ricordo del fuoco continua a esistere, come un racconto popolare, e quando si riattualizza è di nuovo il fuoco, non serve reinventare le candele perché se n’è spenta una, o rubare di nuovo con atto prometeico il fuoco agli Dei. Il mito ci frega tutti, perché è una storia antica o nuova data per vera che presuppone una conoscenza che non ci è stata trasmessa. Per tenerla segreta, molto probabilmente. E penso che la luce contenga molti segreti. Eppure per nascondere qualcosa bisogna toglierlo dalla luce e metterlo al buio. Il buio è l’essenza del nascosto, l’assenza di luce, la luce il manifesto, e il presente, e l’esistente, o il buio esiste? E poi c’è l’ombra, la parte di buio che fa un oggetto esposto alla luce, bloccandola con il suo corpo opaco, e se fosse trasparente di ombra non ce ne sarebbe. Bisognerebbe togliere la grammatica per capirsi, perché ogni discorso in una lingua corrente è prestato a un facilissimo e frequentissimo fraintendimento, anzi il fraintendimento è la regola. Bisognerebbe parlare per etimologie, diventando matti. I pazzi esprimono, senza rendersene conto, delle verità. Sembra che sia passata tanta troppa acqua sotto i ponti, per poter dire la verità o parlare di verità, la verità fa male, e la metafora è nemica della verità, come lo è l’abbellimento letterario, io non vorrei far altro che scrivere male eppure far leggere i miei libri, se scrivere male permettesse di dire la verità. Utopia.

 
 
 

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