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Carmelo Bene, Giorgio Manganelli e l’intelligenza artificiale

  • domandeprofonde
  • 16 feb 2024
  • Tempo di lettura: 7 min

Ho provato a far descrivere all’intelligenza artificiale la poetica, molto complessa da definire anche per i critici addetti ai lavori, all’intelligenza artificiale: il risultato è stato sorprendente; allora ho chiesto successivamente all’AI, di creare un brano sullo stile di Carmelo Bene e un altro brano sullo stile di Giorgio Manganelli. Valuterò il risultato dell’AI confrontandolo con dei reali brani degli stessi, sulla base di dati linguistici e stilistici trovati, per verificare l’aderenza reale al modello e ragionare sulla possibilità di riprodurre uno stile (evidenziati in corsivo), almeno nei suoi tratti linguistici e paralinguistici più evidenti. L’AI, infatti oltre ad introdurre le parole chiave (che ho evidenziato in grassetto) degli stili dei due autori, ha anche simulato, con la punteggiatura, il periodare e lo stile declamatorio nello scritto.

Ecco i due brani generati dall’AI:

Carmelo Bene:

Ebbene, il mondo è un palcoscenico e noi tutti meri attori, recitando la commedia della vita con fervore e disinvoltura. Ah, ma quale tragedia si cela dietro le maschere sorridenti e i gesti eloquenti? Un ghirigoro di parole, un’orgia di significati distorti che si intrecciano nel labirinto dell’esistenza umana. Ogni sguardo è un enigma, ogni silenzio un grido inascoltato nell’abisso dell’assurdità. Così danziamo sul filo del rasoio, tra il sublime e il grottesco, tra il sogno e la realtà, mentre il sipario della vita si alza e si abbassa con impeto irrefrenabile, lasciandoci naufragare nel mare tumultuoso della nostra stessa follia. Oh, quanta bellezza e quanta miseria si nasconde dietro il velo della finzione!

Ecco, invece, un vero brano di Carmelo Bene, tratto da “Sono apparso alla madonna”:

Ora, non è un azzardo, perché eccede l’azzardo, questo venir meno del raccontare. Ci si trova immersi in qualcosa che mai ebbe un inizio: un’etnia sposata a una vita immaginaria. Da inventare. Per un’autobiografia rischiosissima, immaginaria e reale a un tempo. Quindi è solo scontato questo grandioso bisticcio etnico, che si può continuare a seguirmi.

Giorgio Manganelli:

Nel labirinto delle parole, dove il significato si smarrisce tra le pieghe dell’assurdo e dell‘incongruo, mi ritrovo a tessere il filo sottile della mia narrazione. Ogni parola è un nodo intricato, un groviglio di significati contraddittori che si intrecciano e si sovrappongono, creando un tessuto di ambiguità e incertezza. Navigo tra le acque torbide della lingua, cercando di cogliere l’essenza sfuggente della realtà, ma ogni tentativo è vano, ogni certezza un’illusione fugace. E così mi abbandono al flusso caotico delle mie parole, lasciandomi trasportare dalle correnti impetuose del pensiero, senza meta né direzione, solo nell’eterna danza dell’incertezza e del dubbio.

Ecco invece come suona un suo vero brano preso da “Hilatragoedia”:

Se ogni discorso muove da un presupposto, un postulato indimostrabile e indimostrando, in quello chiuso come embrione in tuorlo e tuorlo in ovo, sia, di quel che ora si inaugura, prenatale assioma il seguente: CHE L’UOMO HA NATURA DISCENDITIVA. Intendo e chioso: l’omo è agito da forza non umana, da voglia, o amore, o occulta intenzione, che si inlàtebra in muscolo e nerbo, che egli non sceglie, né intende; che egli disama e disvuole, che gli instà, lo adopera, invade e governa; la quale abbia nome potestà o volontà discenditiva.

Questo brano reale presenta non solo l’evocazione di un labirinto ma un vero labirinto di parole dimostrato da parole desuete, letterarie (“instare”, “disamare”), tecniche (“embrione”), variazioni popolari (“ovo”) o letterarie (“omo”) e neologismi (“inlàtebra” dall’arcaismo “latebra”, “nascondersi”; “indimostrando”), tutte tipologie di parole che nel brano generato dall’AI non sono presenti; sono segnate tutte in grassetto.

L’AI dà della poetica di Carmelo Bene un riassunto molto dettagliato e preciso, un po’ meno nel caso del, forse meno conosciuto, Giorgio Manganelli, di cui comunque mette in risalto i punti chiave in maniera direi corretta a livello di contenuto critico e anche di forma.

Ecco le due esposizioni generate dall’AI:

Carmelo Bene

La poetica di Carmelo Bene, noto per il suo approccio provocatorio e sperimentale al teatro e al cinema, è caratterizzata da diversi elementi distintivi:

1. **Avanguardia e ribellione alle convenzioni**: Carmelo Bene era noto per la sua ribellione alle convenzioni teatrali e cinematografiche tradizionali. La sua poetica era radicata nell’avanguardia, sfidando le aspettative del pubblico e esplorando nuove forme espressive.

2. **Rielaborazione dei classici**: Bene ha rielaborato e reinventato numerosi testi classici della letteratura e del teatro, tra cui opere di Shakespeare, Calderón de la Barca e altri. La sua reinterpretazione dei testi classici era spesso iconoclasta e provocatoria.

3. **Performance eccentriche e sovversione dei ruoli**: Le performance di Bene erano spesso caratterizzate da una recitazione eccentrica e sovversiva. Rompendo le convenzioni di genere e i ruoli tradizionali, ha esplorato nuove possibilità di espressione teatrale.

4. **Linguaggio audace e sperimentazione formale**: Carmelo Bene ha sperimentato con il linguaggio teatrale, creando testi complessi e linguaggi verbali innovativi. La sua scrittura era caratterizzata da giochi di parole, rime e suoni, oltre a una sperimentazione formale audace.

5. **Critica sociale e politica**: Attraverso le sue opere, Bene ha spesso espresso una critica sociale e politica nei confronti della società contemporanea. Utilizzava il teatro e il cinema come mezzi per esplorare tematiche culturali, politiche e esistenziali.

Complessivamente, la poetica di Carmelo Bene si distingue per la sua audacia, la sua sperimentazione formale e la sua capacità di sfidare le norme e le convenzioni artistiche.

Giorgio Manganelli

La poetica di Giorgio Manganelli si caratterizza per una grande originalità e sperimentazione linguistica. Partendo dall’idea che la lingua sia un soggetto autonomo e indipendente dalle intenzioni dell’autore, Manganelli gioca con le parole e le strutture linguistiche, creando una prosa poetica molto complessa e raffinata.

La sua poetica è anche caratterizzata da un forte senso dell’ironia e della parodia, che si manifesta attraverso una fusione di generi e stili letterari, dall’epica al postmoderno. Manganelli sperimenta la parodia della tradizione letteraria classica, sovvertendo e reinventando i canoni e le convenzioni poetiche.

Inoltre, Manganelli sottolinea l’importanza della dimensione ludica nella scrittura poetica, utilizzando giochi di parole, giochi di significati e riferimenti letterari che richiedono un attento e attivo coinvolgimento del lettore.

La poetica di Manganelli è anche caratterizzata da una grande attenzione alla forma e alla struttura dell’opera, che diventano elementi fondamentali per la comprensione e l’interpretazione del testo. La sua prosa poetica è spesso fragmentaria e labirintica, invitando il lettore a intraprendere un viaggio attraverso una moltitudine di significati, immagini e riferimenti.

In sintesi, la poetica di Giorgio Manganelli si distingue per la sua originalità, la sperimentazione linguistica, l’ironia, la parodia e la dimensione ludica della scrittura poetica.

Ho allora richiesto un approfondimento sull’opera delle “Interviste impossibili”:

Le “Interviste impossibili” di Giorgio Manganelli sono una serie di dialoghi immaginari tra il giornalista e scrittore italiano Giorgio Manganelli e personaggi storici, letterari, filosofici o immaginari. In queste interviste, Manganelli esplora temi complessi e affronta argomenti filosofici, letterari e culturali attraverso conversazioni immaginate con personaggi del passato o della letteratura. Le “Interviste impossibili” sono apprezzate per la loro creatività, originalità e per il modo in cui stimolano la riflessione sui grandi temi umani attraverso l’arte della conversazione letteraria.

E un altro approfondimento sul genere dell’intervista impossibile:

Le interviste impossibili sono un genere di intervista fittizia in cui viene immaginato un incontro con una persona che non esiste o che non può essere intervistata nella realtà. Questo genere di interviste è spesso utilizzato per fini umoristici o per creare un dialogo immaginario con personaggi famosi o storici. Ad esempio, si potrebbe immaginare un’intervista con Leonardo da Vinci, con un alieno o addirittura con un animale. Queste interviste sono solitamente usate per esplorare concetti e idee in modo creativo e divertente.

Come si è potuto vedere non solo l’esposizione è fedele alla realtà critica dei due autori, ma l’AI divide per punti la lunga esposizione su Carmelo Bene e compie infine un solo errore di forma (che ho evidenziato): “fragmentaria”.

Poi ho chiesto di espormi cosa sia un sonetto, e dopo di espormelo in modo più colloquiale. Ho evidenziato in grassetto le parole o espressioni che mi sono parse colloquiali:

Un sonetto è una forma poetica composta tradizionalmente da 14 versi, suddivisi in due quartine (strofe di quattro versi ciascuna) seguite da due terzine (strofe di tre versi ciascuna). La struttura metrica più comune del sonetto è il pentametro giambico, che consiste in versi composti da cinque metri giambici, ovvero dieci sillabe metriche.

La disposizione dei versi di un sonetto può variare leggermente a seconda della tradizione poetica. Tuttavia, la forma più diffusa è quella in cui le quartine presentano uno schema di rima ABBA ABBA e le terzine uno schema di rima CDC DCD o CDE CDE.

Il sonetto è spesso utilizzato per esprimere pensieri intensi, sentimenti amorosi, riflessioni filosofiche o descrizioni della natura. È una forma poetica che richiede una certa maestria nell’uso delle parole e nella struttura, poiché il poeta deve riuscire a comunicare il proprio messaggio entro limiti di forma rigidi e precisi.

Più colloquiale:

Ah, capisco! Allora, immagina il sonetto come una sorta di mini-poema che ha delle regole ben precise. È come una canzoncina composta da 14 versi, divisi in due parti: ci sono 4 versi all’inizio, poi altri 4, e infine due gruppi di 3 versi alla fine.

Ora, la parte divertente è che i versi devono suonare in modo bello insieme, quindi devono seguire un certo ritmo e un modello di rima. Solitamente, i primi 4 versi hanno un ritornello di rime ABBA ABBA, mentre gli ultimi 6 versi possono variare a seconda del poeta, ma devono essere coerenti tra loro, tipo CDC DCD o CDE CDE.

Insomma, il sonetto è come un piccolo gioco poetico dove devi far combaciare le parole in modo armonioso e bello da leggere, il tutto in un piccolo spazio!

Si è notata la presenza di molti diminutivi come espressione colloquiale.

STRUMENTI UTILIZZATI

Vocabolario Tullio De Mauro online

Applicazione ChatGPT 3.5

BIBLIOGRAFIA

Carmelo Bene, Sono Apparso alla Madonna, Bompiani, Milano, 2012.

Giorgio Manganelli, Hilatragoedia, Adelphi, Milano, 1987.

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