Poeti dimenticati
- domandeprofonde
- 29 ott 2024
- Tempo di lettura: 1 min
Mi piace chi legge certe storie e si diverte alle spalle dell’autore, in barba ai suoi messaggi, ignorando che l’autore lo vorrebbe prendere a calci in culo. In questo modo l’artista è irriducibile, ma innoquo, inutile. Non detta regole. Innoquo nel senso nascosto e chi non lo capisce significa che non lo deve capire. Più innoquo del filosofo. Certi scrittori indorano la pillola per farsi leggere piacevolmente, ma se capite veramente i loro messaggi ci sarebbe da piangere, cioè da svegliarsi. Riporto ora un brano del poeta Dario Bellezza ad Introduzione della raccolta di poesia di Antonio Veneziani: “Mi sembra che oggi in Italia per essere poeti non si debba essere che stupidi, scrivere versi e magari essere antologizzati da Renato Barilli che perentoriamente, affermando che sul corpo tradizionale del linguaggio sono state esercitate tutte le possibili infrazioni e perversioni di ordine semantico e sintattico, è pronto così a privilegiare tutto ciò che a un comune lettore riesce indigesto e illeggibile. (…) Ma che voglio dire quando dico che essere troppo intelligenti può danneggiare la poesia? Affermo un paradosso. Bisogna essere intelligentissimi per essere poeti: ma riscontro che in Italia pochi lo sono, e i tanti che scrivono versi sono soltanto dei macellai della parola, intriganti e ruffiani. Veneziani sfugge e questa categoria di perduti: per questo la sua carriera sarà difficile, e stenterà ad affermarsi: poco male. La verità leggendaria del suo procedere è lì a premiarlo di ogni sventura che potrà patire in vita. Anche essere dimenticati”. Dario Bellezza, “Prefazione a Brown Sugar. Strade di polvere” di Antonio Veneziani
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