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Comoda distopia

  • domandeprofonde
  • 18 ott 2024
  • Tempo di lettura: 1 min

Ma avrà proprio senso (pre-) occuparsi di questa decreazione? Non sarà l’ennesima scusa per non vedere la realtà? Siamo gente alla fame, ma democratica, per il momento. I problemi sono altri. La letteratura non è democratica, altrimenti invece della cultura, vincerebbe l’uomo della strada. Ci vorrebbe un grande deserto.

Per quanto riguarda le lingue “sacre” a cui facevo riferimento o sono morte, apparentemente (o nascoste), oppure usate per squallidi scopi politici, come Israele che impugna versetti della bibbia con la cecità di chi lancia missili su altri esseri umani come loro e molto vicini anche geograficamente, rei di appartenere a un’altra religione. Non si capisce che gli altri siamo noi un po’ modificati, e che se rompi le balle al vicino prima o poi qualcuno verrà a rompere le balle a te. Siamo tutti collegati, ma non dalla connessione globale del cellulare, nuova Singolarità.

Ci vorrebbe un grande deserto, almeno lì il cellulare non prende e forse alcune aree non globalizzare si sono scampate. Nel deserto c’è tanto vento, che spazza via ogni idea. Finalmente privi di tutto, decreati, potremmo rifondarci su noi stessi. Il mondo è il male comunque, anche quello ideale. Sarà una discesa comoda, in quinta classe.

Mettersi in salvo nella mera appartenenza a un gruppo o nella singolare espressione di se stessi?

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