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Con la letteratura

  • domandeprofonde
  • 4 gen 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Con la letteratura ho sempre parlato in arabo e in cinese, in un’altra lingua e con molte persone lungo i secoli che non avrei mai potuto incontrare, uomini morti che vivono più dei vivi. Uno che ha un’azienda di tabacco non si annoia. Uno scrittore si annoia, non ha talento. Lo scrittore però è un combustibile, si consuma e si spreca e non vede le sue proprie scintille, è consumato, ha scritto, non è talentato. Lo scrittore è fatalista, pensa di far poco con tanto, come il gatto… Tu vivevi invece collezionando piccoli momenti , come polaroids, e ne avevi paura di non vederli, di sprecarli, così tanto, che non li avresti voluto vivere nemmeno. Avevi ragione, dove Henry Miller: Viviamo un milione di vite nello spazio d’una generazione. E tu no. Niente di vivo, tutto digitale. Sai quanto vorrei un animale domestico ma mi devo accontentare del cellulare. Quanto vorrei avere una ragazza ma mi devo accontentare di me stesso. Questo è possibile perché viviamo in un mondo congetturale, in cui scrivere è preso nel modo sbagliato, per questo sarebbe meglio non farlo. La letteratura, Clodia non ha senso, neanche con te, soprattutto con te mentre mi struggo e distruggo per cosa poi, l’alloro letterario o un amore in più da te? La letteratura è semplicemente la donna a disposizione di tutti. Con la letteratura ho sempre parlato in nottate profonde con persone morte più vive di quelle vive lungo i secoli. Pensavo di essere l’ultimo. Ci siamo incontrati per un problema informatico ai confini della tettoia del cosmo conosciuto. Buio, prudente, quieto bussai a una porta che sembrava una ferita o una feritoia. Superata la quale una piccola anticamera con una poltrona e un servizio di bidé con dei biscottini e un’altra porta, questa volta altissima, invisibile, forse di panna o chissà, la porta delle porte, la porta dell’aldilà o del supremo asilo, ai piedi della quale una comoda poltrona e una composizione mosaico di cristallo che diceva : “via d’uscita e d’entrata”. Clodia, io ti ho fatta partecipe di me e dei miei pensieri solo causato ho di farti conoscere un mondo adulto in cui il futuro è incerto, ti ho aiutata a sfiorire e trasformata fuori dal regno greco latino del presente gaio e certo in una perfida Bea-atroce. Ero uscito da una prigione è entrato in un’altra prigione, ma la volta celeste era assolutamente identica. Tutto i rapporti hanno un confine, non ci si può scambiare con gli altri, essere un altro non è dato, tutti i rapporti anzi seguono un destino: non vanno mai più in alto di come sono cominciati, ma mutano sempre costantemente. La letteratura è semplicemente la donna a disposizione di tutti. Le cose non sono cose, Clodia. Le cose stanno così, penso, non costituisce tradimento, se non traduzione della sofferenza che abbiamo tutti quanto dentro? Sarà una lettera di molti interrogativi, Clodia mia, che ti ho trasformata con la mia lurida immaginazione in Beatrice. Da greco- latina t’ho fatta diventare volgare donna di mondo, e da fanciulla, adulta e smaliziata.

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