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Critica letteraria, politica, cultura

  • domandeprofonde
  • 16 giu 2023
  • Tempo di lettura: 2 min

La riflessione scaturisce da una articolo di Daria Catuli su Nazione indiana sulle Correzioni di Franzen , un articolo dell’estate scorsa, in cui l’autrice stessa parla di questo essere in ritardo.

C’è un qualunquismo nella politica che non si può parlare di ideologia, di politica. Meglio fare cultura, anche quella non è ottima e buona tutta, ma almeno è varia. Alcuni fanno i favori quasi a smarcarsi. A dire io l’ ho fatto, forse sperano di acquisirne favori e karma positivo …?

Ma la riflessione nasce ancor prima, quando stamattina ho riletto Il superuomo della società di massa di Umberto Eco. L’ ho trovato vecchio, corretto, aristotelico, ideologizzato pur consapevolmente, però abbastanza lucido e teniamo conto che Umberto Eco è ormai storia. Cosa dice? Parla di Pitigrilli.”Ammetto il bacio al lebbroso, ma non la stretta di mano al cretino”. Eccone una frase, per me geniale. Anche Eco è d’accordo. Dato che l’ottanta per cento del saggio sul superuomo è su Pitigrilli su qualcosa da cui partire deve pur essere d’accordo. Pitigrilli. Parrebbe dire, come penso anch’io e forse chiunque che sia un geniale aforista. Ma Eco si spinge molto più in là, la sua non è una critica estetica assolutamente pura, alla Benedetto Croce come i più sapranno, ma proprio il contrario. E me ne sono sentito descritto, ecco cosa dice Eco su Pitigrilli:

“Amareggiato da nemici reali, Pitigrilli si affanna contro nemico immaginari per coltivare la sua dolente bizzosità, sanculotto che attacca la Bastiglia nella speranza di essere invitato a cena da Maria Antonietta e che, una volta invitato, da arrossire a cena le signore presenti, convinto di aver fatto il suo quattordici luglio, ma so lamenta poi di essere un incompreso quando viene bastonato dai servi” Umberto Eco su Pitigrilli ne Il superuomo di massa

Non posso entrare nella letteratura , ci metto troppo a farmi andare a genio un singolo autore che non conosco e di cui tutti parlano: Franzen, McEwan, McCarthy, Auster, Carver, Carrere. C’è n’è tanti, molto validi, altri indistinguibili, so confondono se non per le trame differenti, alcuni invece hanno stile. C’è qualcuno a volte che dà una chiave di lettura e allora si può entrare in quell’autore. Altrimenti se si fatica con la chiave di lettura… quanto tempo per apprezzare anche singolo romanzo e quanto di più per apprezzare magari tutto la poetica di quell’autore? Non vorrei fare l’Alfonso Beradinelli della situazione. Senza una guida, anche ideologica come la sua, come ci si orienta nel mare della letteratura odierna? Perché se ne produce tanta da non poter essere né ignorata né compresa con categorie del passato e in poco tempo mi pare. E parliamo già di libri che gli esperti conoscono e che non metterei ciecamente nella letteratura di intrattenimento o commerciale. Per esempio una volta avevo preso di riferimento Asor Rosa, Giulio Ferroni, anche questi sono vetusti. Consiglio le riviste, come ho fatto nel precedente post, per esempio la critica letteraria sull rivista Nazione indiana e Zibaldoni e altre meraviglie. Concluderei con questa bella copertina che contiene una frase che parla del distacco di noi dagli altri e direi io, anche forse della letteratura dalla cultura, della politica dalla cultura, e quindi forse, per sillogismo artistotelico un po’ pitigrilliano per stupire i lettori, delle persone dalla cultura e dalla letteratura.

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