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L ‘ameltico e il taoista : requiem per l’occidente

  • domandeprofonde
  • 17 lug 2023
  • Tempo di lettura: 9 min

Prima parte

Non so se detesto di più il servizio buono del teatro contemporaneo, un minimalismo spesso più becero che anche a volte arguto, oppure l’inopportunità di un ritorno anti-intellettuale, alla terra, alle tradizioni, alla natura, alla campagna. Un ritorno senza concetto. Forse preferisco quest’ultimo: la foglia, il grillo, la libellula, il ghiro, perché no, la cicala che canta, un paesaggio che è già nella poesia, della poesia, e allora, chi se ne ricordava del ghiro? Come è fatto un ghiro? Come soleva domandare lo zio di un mio amico: che cos’è una barca? Chi è il presidente delle cicale?

Sto mettendo insieme l’occorrente per ritirarmi dal mondo…

Esisteranno padri gelosi per la nascita di un figlio? Esiste un po’ di tutto, quandi questo mi sono chiesto. Abbandonato, trascurato da ogni ordine sociale e familiare intuivo solo la mia presenza. Ero stato sostituito. Chi ero? Ero un donnaiolo moralista che muore lentamente mentre va a comprarsi un paio di scarpe. Trascurato anche, e questa volta fortunatamente, dalle scimmie impazzite della élite industrial culturale. Ebbene sì, ci sono certi padri che amano talmente i figli da sostituirsi a loro, trattandoli come schiavi soggetti, li trascurano perché li amano talmente da amare in loro solo loro stessi.

1

Le scimmie  saltellano di qua e di là, mi vengono in mente tante filastrocche, giochi di parole, calemobour… Almeno le scimmie pisciano di meno… fu quello che dissi a una ragazza o un ragazzo, aveva la voce così calda e saggia e da donna, gentilezza orientale… Ora non ricordo sì, doveva essere un entro massaggi orientali tuina…

Una tigre non ha problemi di fegato, disse poi… o lo dissi io che pensavo poi alla Tigre Assenza di Cristina Campo… …e una gru, continuò, dai capelli di fuoco respira bene, ma soprattutto poi… una tartaruga è lenta ma ragiona, perché… perché… è un carapace. Quella doveva Ho una tigre ti porto a vederla. Ma l’ho lasciata libera. Gli elefanti dalla lunga proboscide, le giraffe col collo lungo, no quelle meglio di no, sii la gru, il carapace, sii gentile e vivrai a lungo e se no felicemente e se non raggiungerai nemmeno la felicità sognerai di raggiungerla, la felicità non è che sia felice. Supremo Emilio Salgari nella sua isola con Stevenson al di là delle colonne e delle colonie d’Ercole. Devo scrivere. Altri personaggi, un uomo che è un donnaiolo ma anche moralista muore mentre va a comprarsi un paio di scarpe. Un po’ come me, cacciatore di manoscritti, malvarosa, accovacciato in una tana, piango.

Bisognerebbe capire dagli estremi momenti di scrisi la versatilità, le metamorfosi e dunque la potenza o l’impotenza dell’essere umano. Che sono la stessa cosa .

2

Marcio d’Occidente. Non si può ignorare ciò che c’è stato nel mezzo? Non son stato io. Non ha stato io. Non ha stato l’io. Tornare alle tribù ai villaggi intorno al fuoco, alla vita come vacanza, assenza. Tigri… Carapaci… La tigre

In natura il più grosso mangia il più piccolo. Non mi sembra cambiato molto oggi se non che il più piccolo mangia il più grosso.

Chi amo io? La vecchia denti storti …. Doveva esser l’adagio di qualche poeta

0

L’estate è sempre stata per me il periodo dell’abbandono e dell’insonnia… e delle zanzare si può comunque sostituire la parola estate alla parola vita. Certe persone non ritornano. Certe cose non tornano, certe situazioni… Certe vite non vivono, alcune vite non vivono. Meno male? Nulla può più essere come prima. Non lo è stato mai. Siamo in quello che ci manca. Avevamo troppa paura di stare accanto a certe persone, perché? Per paura di essere troppo felici, oppure per paura di morire, ed ecco siamo morti. Forse non dovevamo seguire i consigli dei saggi e degli adulti quella volta. Ma quell’altra volta dovevamo ascoltare i consigli saggi dei saggi. Ogni volta che non dovevamo ascoltarli avremmo dovuto, e ogni volta che li abbiamoa ascoltati non avremmo dovuto. Questo perché i primi erano falsi, i secondi no. Ma ormai è oblio. Occasioni mancate. Da rifare, da rivedere, da essere. Siamo in quello che manca, da per sempre. Clive Lewis parla di Dio. Ma per il momento che era, per quelli che eravamo quando ci siamo incontrati, per quello che io ero quando ci siamo incontrati meglio non essere più quelli di prima e quindi non incontrarsi più non ritornare. A meno che il ritorno non sia il mero fantasma del ricordo, oppure l’incontro con altre persone, anche se certe persone sono irripetibili. Poi si pensa che a quella persona possano andare male o bene le cose, ma è il lutto, la nostalgia che in realtà si prova da sempre per tutti, in primis per la madre, è forse io lutto di esser nati. Lutto per qualcosa che non è mai avvenuto. Non ho mai avuto il coraggio di avere un confronto, sono sempre stato un rinunciatario…

Che vita bifida! Scusate era da un po’ che volevo iniziare uno scritto così.

Abbiamo da scambiarci ancora poche parole umane prima dell’oblio. Poi torneremo al nulla della nebbia, ai filoni di grano, ai film di Kurosawa. Piuttosto che curare il falso amore, meglio una camera d’albergo.

Se un amore triste produce una crescita va già più che bene. Se un amore finisce male, ma ogni amore finisce male… se produce una crescita va già più che bene. Mi ripeto. A scuola sono ripetente e vado a ripetizioni. Una sorta di eterno ripetente o eterno ritorno o ritorno dell’eterno.

Molto spesso ho trovato utile esercizio invertire specularmente le conclusione illogiche dei consigli degli altri, solo così ho trovato qualcosa di atipico da scoprire… già qualcosa, qualsiasi cosa, ma ora nessuno mi tende la mano, è la noia più nera, la bile, l’umore. E affanculo quell’idiota di Nietzsche…

Il mio scopo rimarrà sempre lo stesso: salvar la letteratura dai letterati, la cultura dai cultori ma non dagli eruditi, forse addirittura salvar la musica dai musicisti.

Insomma, non si può fare letteratura con letteratura, non si può fare cinema col cinema, io dico non si può vivere con la vita…

Stare con le gambe a pependicolo: quello era in suo scopo e braccia conserte. Poi aveva smesso: il back out. Voleva salvare la cultura dall’ostentazione della cultura: quello che il suo scopo, ma senza scendere in romanticismi da eroina drammatica da primo violino, anzi erano proprio i primi violini a rovinare la cultura di donne sulla rupe pronte a suicidarsi se non venivano pubblicate. Eravamo arrivati a questo, e al femminismo, e ai diritti e al diritto di non leggere il testo e di non rileggerlo.

Era dunque una ragazza impunita.

Bisogna riniziare a impare dagli idioti, proprio da quello cui il sangue non va nei lobi frontali. Quanto insegnano, santi.

Metodo di lavoro ormai consolidato: l’editor mi cancella quello che scrivo, dimentico, rinizio da capo meglio.

Meglio che il falso amore, una fredda camera d’albergo. Sono venuto a pensarla qua.

Cerco di stare sempre con chi è più stupido di me, ecco la mia perversione più inconfessabile. Ancor di più amo star da solo. Il pessimismo porta salute, come l’ottimismo, ma è più realista.

La vita è continuare a fare qualcosa che non si riuscirà mai a fare, si morirà nel tentativo. Prima di capire che i desideri andrebbero diminuiti, calanti, calibrati, estinti… Si muore da vivi certo, ma allora il desiderio non è vita?

Abbiamo sempre fatto una crociata contro la realtà. Non ci andava bene abbiamo scelto la fantasia. Forse abbiamo fatto la scelta giusta.

Finalmente ho scritto a mano. Il mondo ora non ha speranza, buonanotte.

1 Sono veramente una persona malata : le crisi si sono alternate nella mia vita. La sensazione peggiore è sentirsi un altro. Si vuole soffrire rimanendo se stessi.

Il mio umorismo è proprio disperazione nasce da lì. Dalle parole sempre uguali in una micidiale routine di rumore di fondo e tritatutto, di banalità di chiacchiere esterefatte e stupite. Il manifesto della stupidità umana si annida nelle famiglie, nelle società, nei posti di lavoro. Non si sfuggirà mai. Mai si potrebbe uscirne. 2 E quindi usciva così di rado da quella stanza che appena pensava di badare a suo padre o andare al bagno qualcuno ci aveva già pensato tanto era piccola quella stanza. Da un altro punto di vista quell’inferno poteva essere degli altri come lui stesso, che si alzava solo per andare al bagno, o mangiare, mentre ormai a badare al padre ci pensava il fratello. Si era detto: non ho spazio, vivrò fuori, starò felice sotto i porticati avvolto nel cartone almeno chi passa sempre sentirò, ma sentirò sempre qualcuno che sarà diverso, qui è sempre uguale invece, e sempre peggio, da quando era nato, nessuno si accorgeva che soffriva e se anche se ne accorgesse qualcuno, pensava, io mi ritirerò ancora più infondo nel mio cantuccio, nel mio guscio scavato con le mani perché questi vanno alle mani, sono cattivi, e se si spegne il televisore gli tirano i calci, come tirano la coda al gatto e spaccano i bicchieri e i piatti. La nonna dice che porta sfortuna, ma ha portato sfortuna a lei, dicono, è morta. La nonna diceva che ero un poeta, lo disse una ragazza dopo molto anni. Una ragazza malati di polmoni, come me. Avrebbe voluto passare l’estate con lei, ci sarebbe riuscito.

3

Desiderava stare con le persone ma prima allontanarsi da tutti, bisogna prima allontanarsi, è sempre stato così, è sempre stato indispensabile. Una corda al collo? No una volta allontanato da tutti avevo ripreso a respirare e aveva capito che cosa voleva fare, chi era.

Così era diventato rabberciatore di parole. Raschiava la ruvidezza del suo parlare in solitudine con molto sudore e labor limae, ma poi si studiava e buttava tutto.

4 Non mi si sente non mi si vede non mi si trova mi nascondo non frequento ecco riassunta la mia vita. Non appartenere a nulla, dunque, essere uno di quegli scugnizzi con la peluria di baffo prepuberale sopra la bocca e basta, al massimo metterci uno stuzzicadenti o una gomma. Stare vicino alle persone è impossibile cambiano sempre.

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Sono vivo per disguido, mi definisco umile rabberciatore di parole.

Le ragazze per esempio mi danno del vecchio da quando avevo quindici anni. Chissà come si deve vivere meglio in Emilia dove se incontro qualcuno per caso gli dici: ò vecio. O a Bergamo dove gli dici: òstrega

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La vita è come una lunga mostra in cui ti vengono mostrati i punti salienti, i tratti, i difetti di una fotografia, quello da ri-scattare, quelle belle, da cancellare…

Una foto la si può fare in un attimo, ma per quanto tempo dopo la si può osservare… Capolavoro di nostalgia.

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Si è creato un loop di necessitano in cui non si può scegliere ma si è agiti. Per esempio non c’è dubbio, è d’autunno che ci si innamora , che so può conoscere una ragazza nuova. Una volta si parlava, non ci si innamorava delle maschere come belle copertine dei giornali. Poi il back out. Una volta c’era un girone a posta per chi parlava del tempo, oggi c’è un girone a posta per chi non ne parla.

Sono nato orfano, sono nato vedova, sono nato pietra.

Certe persone vogliono rimanere invisibili nella loro nicchia, come ne La di Kafka. Vivono per se stesse, nell’ombra, non ci sono nel social, non ci sono tra amici, nemmeno si sa se abbiano una famiglia e nessuno vede il loro fuoco ma solo il bagliore della lanterna, il fumo…

Mi piace provocare le risse su argomenti inutili e poi godermi l’ignoranza da fuori dello spettacolo

C’è tanta ignoranza comunque e non si vuole sapere, quasi non si ha più bisogno di essere salvati, è fuori moda, che qualcuno ti tenda una mano è noia, ma si meglio il pressappochismo annegato nel vino, dire tutto per non sapere niente.

Io non ho mai aiutato nessuno ma quando parlo ho l’accortezza di sapere citare anche le fonti almeno se è richiesto. Oggi è il caos della semantica, del conformismo, della babele di un linguaggio consunto e logoro. Anche ciò che butto lì per dirlo ho studiato migliaia di libri e di fenomeni naturali, sociali, mentali.

La maggior parte della gente vuole tirare fiato alla bocca, ma non sa neanche cosa cazzo voglia dire.

Se un amore triste produce una crescita va già più che bene. Se un amore finisce male, ma ogni amore finisce male… se produce una crescita va già più che bene.

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E quindi usciva così di rado da quella stanza che appena pensava di badare a suo padre o andare al bagno qualcuno ci aveva già pensato tanto era piccola quella stanza. Dal un altro punto di vista quell’inferno poteva essere come lui che si alzava solo per andare al bagno, o mangiare, mentre ormai a badare al padre ci pensava il fratello. Si era detto non ho spazio, vivrò fuori, starò felice sotto i porticati avvolto nel cartone almeno chi passa sempre sentirò ma sarà sempre diverso, qui è sempre uguale invece e sempre peggio, nessuno si accorge che soffro e se anche se ne accorgesse io, pensava, mi ritirerò ancora più infondo nel mio guscio perché questo vanno alle mani, sono cattivi, e se si spegne il televisore gli tirano i calci, come tirano la coda al gatto e spaccanoccano i bicchieri e i piatti. La nonna dice che poeta sfortuna, ma a portato sfortuna a lei, dicono, è morta. Avrebbe voluto passare l’estate con lei, ci sarebbe riuscito.

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Personaggi quello coi capelli lunghi che però aspetta la moglie fuori che si prenda il vestito ed io che quasi convolo ad appuntamento con la commessa del negozio. Tutto il giorno a cercare un po’ d’acqua e ho dovuto prendere del thè dopo aver trovato abbandonata una intera spesa del supermarket. Forse una volta per vivere non dovevi aprirti un profilo, un conto chessò tutte altre robe. Vivevo e basta. E perché non posso suonare il sassofono in chiesa?

Rientrando dalla realtà cittadina torno nella amata fantasia. Vado così avanti leggendo i classici, sperando che al termine di quest’ fatica mi sia concessa requie.

Quando leggo Joyce mentalmente lo leggo con la voce di Carmelo Bene, ci capisco comunque poco, ma almeno così ha senso sonoro. Che sarò morto quando avrò finito la mia non-opera?

G B

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