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La conoscenza, la fessura, il linguaggio

  • domandeprofonde
  • 11 giu 2023
  • Tempo di lettura: 1 min

Continuando a conoscere e a fallire ci si accorge di aver acquisito un’ unica conoscenza: che conoscere lo sconosciuto non serve, basta pensare il conosciuto, cercare la fessura nella conoscenza, e penetrarla, come se tra le maglie si una rete ci fosse un residuo, uno spazio da cui entra acqua o aria, o fuoco, penetrala, togliere l’imene o velo si maia da quella realtà così cementificata e apparentemente assodata, da quella fessura sgorga un qualcosa che non è né nuovo né originale in senso di studio, è sempre la stessa cosa rivista da innumerevoli punti di vista? oppure… oppure il mancato apprendimento di quanto già avevamo sempre saputo, un segreto di pulcinella, qualcosa di banale ma sul sottile retro della realtà si staglia fugace con uno sfondo nebbioso e un granello in primo piano, noi? che vorremmo conoscere? che se nella fantasia ci piove dentro … Chi parla di più anche se apparentemente dice cose giuste è comunque vittima del suo linguaggio, e dunque meglio stare zitti? Bè, in effetti quasi sempre, tanto si è necessitati a danneggiare qualcuno con le proprie parole: è inutile, si seguono strade non proprie, strade che si credono proprie, invece stiamo solo ripercorrendo il conosciuto, un’ imitazione non voluta certo, non conosceremo mai l’imitato, eppure siamo copia, siamo tanti, forse non a caso in latino copia significa abbondanza.

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