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Moralisti immorali alla Thackeray in una società pesudovittoriana

  • domandeprofonde
  • 17 giu 2023
  • Tempo di lettura: 2 min

Questo articolo, come direbbe il giornalista del romanzo di Tabucchi Sostiene Pereira, Monteiro Rossi, lo terrò per il 18 luglio, giorno di nascita di Thackeray. Thackeray ha anche scritto come i più forse sapevano il romanzo Barry Lyndon da cui è stato tratto il celebre film di Kubrick.

Sarebbe bello essere moralisti come Pasolini senza scoprirsi vittoriani. Qualcosa mi sfugge nel leggere La fiera delle vanità di Thackeray. Un libro travolgente e delizioso, quasi estatico come un Orlando Furioso. Riccò di storie, intrecci, ma non povero di caratteri in realtà ben delineati. Certo, caratteri meschini, crudeli, viziosi, opportunisti. Ma perché, alla fine, fanno semplicemente il loro interesse per non essere schiacciati dagli altri, più meschini di loro, in una società, quella vittoriana, che ha un poco, ma solo un poco, della nostra. I più grandi moralisti mostrando l’immoralità della vita umana erano i più fedeli descrittori della natura contradditoria e imperfetta dell’essere umano, dei vizi di esso, spesso ineliminabili, era dei satirici, come Thackeray. Negare la validità di un romanzo del genere oggi sarebbe come sparare sulla croce rossa, cioè perché oggi tutto ciò che qui è descritto non solo è permesso, forse anche ricercato e ammirato, desiderato addirittura. Ecco, sono ripartito col moralismo immorale. Ciò che voglio dire è che molte cose sono cambiate, siamo in una società vittoriana o pseudovittoriana proprio perché tutto è permesso e abbiamo perso il gusto del verso vizio: il vizio sarebbe semmai quasi il contrario: cioè sottarsi, rinunciare a tutto questo bailame di vizietto noiosi e scherzi da preti, abbiamo perso la satira, il riderci su, laddove tutto è permesso, niente lo è, mi spiego?

In questo caso, oltre che ai vizi, potrei riferirmi proprio ai consumi, sia umani, che ambientali, che affettivi. Ecco al vittoriano mancava il senso del consumo, per fortuna. I vizi erano per il piacere, semplicemente, non era consumo.

Insomma di tanto in tanto mi diverto a pensare a quale epoca letterario-storica paragonare la nostra, ed è solo un modo per capirla meglio, quella presente.

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