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Viaggio tra Pisa e Genova

  • domandeprofonde
  • 16 feb 2024
  • Tempo di lettura: 3 min

Guardavo l’orario del treno dal cellulare confondendomi con i tasti e cercando nelle tasche gli euro disponibili. La vita era incerta. Se facevo in tempo per il treno potevo controllare sopra il treno le offerte di lavoro e magari farmi una dormitina. Volevo raggiungere l’Islanda. Ma mi bastava anche arrivare a Massaciuccoli. Li si diceva che c’era un’aria spessa. Profumata. Di campagna. Sessuale. L’erotismo della città mi aveva preso a noia. Piccoli veli. Trasparenti. Leccatine. Niente a che vedere con l’idea di quei cipressi ombrosi a ridosso del mare fluttuante, infotografabile, quasi fluttuante, intermittente, d’estate, in movimento perpetuo, accecante. Quella ricchezza dei limoni di Montale. Mòntale. Ma ero lontano da quei picchi liguri. Qua la pianura mi andava bene, anche quando è lontana dal mare, e l’odore sessuale già si sente dentro il treno, in quei paesini in cui non dovresti fermarti perché vai oltre, verso la grande città, ma il treno passa per paesi dai nomi impronunciabili come San Giuliano Terme, Massaciuccoli, Zoagli, ma qui siamo di nuovo in Liguria. Se cedi alla tentazione di raggiungere quel negozio pisano o genovese e scendi quasi in mezzo al nulla in questi paesini come Ripa Fratta, Cervinia, l’impressione è confermata. Gli enormi laghi lo confermano. Dovevo raggiungere un amico per pranzo in una villa in collina, e uno sconosciuto mi doveva vendere una bicicletta in giornata. L’avrei messa in un parcheggio a pagamento, che qua, in Toscana, e nei grandi paesi, le rubano. Pisa è un grande paese. Genova e Livorno sono città. Non me ne vogliano i Toscani che ho nominato anche una città toscana, anche se invisissima a Pisa. Ma infatti Livorno è come se fosse ligure, almeno nei caratteri difformi dei personaggi che lì ho incontrato. Gli spazi immensi, i mercati isolati, l’odore di mare neanche a dirlo, le spiagge e i pezzi di conchiglia che si imprigionano nei seni delle ragazze si trovano in questi spazi claustrofobici da quanto sono immensi questi viali col tram che passa. Pisa è claustrofobica davvero e i mercati sono stretti tra incroci di vie dalla forma assurda come uno stomaco di animale, non a caso in Liguria li chiamerebbero budelli, qua invece è solo il budello de tu ma’, stretti come i vincoli universitari, i cappotti degli studenti nelle aule studio, i capelli serissimi di una segretaria in un laccio; i culi di qualcuno… No, Livorno è ariosa come le città liguri e questa storia ne è la conferma in carne ed ossa. Pisa… Per alcuni questo significherà libertà e carriera, ma ancora non ci compete, nell’inizio di questa storia. Qui si trovano anche covoni di grano nella riserva reale di San Rossore, e da lì ai solidi è un alito di vento. I figli si fanno in campagna. Per la città son buoni gli anticoncezionali. In questo cielo che si perde e che ti perde si situa Mara. Un cielo aperto privato, in partica. Ma si situa a sua volta nell’immensità dei flutti e dei bagliori di un cielo bellissimo in senso tradizionale. Il cielo di Portovenere è senza nuvole e campagnolo. La chiesa campagnola, a strisce, alle spalle, fa quasi digerire la religione, persino. Non crede sia proprio questo la letteratura debba fare? Cosa? Far digerire la religione? Non so, o forse far digerire le imposizioni? Quali imposizioni? Tutte quante. Dalla nascita in poi. Capisco. Allora partiamo insieme. Andiamo a Costantinopoli. In quel bar. A divertirci. E così mangiammo carne islamica tutta la sera. Sono tanti i viaggi che si possono fare, ma uno solo conduce alla liberazione.

Rinvenni un sigaro. Era tagliuzzato in ogni sua parte. Infumabile. Era stata la risacca delle coperte nel rigirarsi dei nostri corpi che l’avevano martoriato. Ora, ammaccato, era inaccendibile. Questo cippo scottava ancora, e, dopo un po’ mi accorsi, ardeva ferocemente. E ripetevo nella mia mente ‘chi dovrebbe esserci non c’è, chi non dovrebbe esserci c’è’. Il fatterello è che non voglio menate. Dov’è l’oro? Dimmi dov’è l’oro che lo vado a prendere! Nella cava. Ah, nella cava. Ma la cava è scura. Ogni città ha le sue fonti d’oro. Poi impazzii. Ma dopo esser diventato matto rinsavii. Va così, di solito. Bisogna bere molto vino e non accontentarsi. O sapersi accontentare.

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